C’è una foto fissa che ritrae l’Italia dei risparmiatori, ed è un’immagine decisamente pigra: circa 1.600 miliardi di euro lasciati a prendere polvere sui conti correnti tradizionali. Soldi fermi, che giorno dopo giorno perdono potere d’acquisto sotto i colpi dell’inflazione, mentre i costi di gestione delle banche continuano a salire.

A cambiare le regole del gioco ci sta provando Trade Republic, la piattaforma d’investimento che oggi opera come una banca pienamente regolamentata dalla BCE e che ha appena superato il milione di clienti in Italia. Una crescita trainata da una proposta provocatoria: offrire il 3% di interesse annuo sulla liquidità non investita. Un modo per rimettere al centro il valore del denaro quotidiano.

Brad Pitt e Trade Republic contro il grande bluff dei soldi “al sicuro”: l’intervista di MH a Luca Carabetta

“Le banche tradizionali per decenni hanno instillato in noi questo concetto: i soldi fermi sul conto corrente sono al sicuro. Tutti oggi sappiamo che questo non è vero”, spiega Luca Carabetta, country manager di Trade Republic. Il problema è economico e culturale. Un’inflazione anche solo al 2% trasforma quella montagna di miliardi fermi in una perdita collettiva di oltre 30 miliardi all’anno. “Più di una legge di Bilancio”, sottolinea Carabetta.

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Trade Republic
Luca Carabetta, Country Manager Italia di Trade Republic

La strategia degli istituti tradizionali è stata spesso quella di mantenere un velo di complessità attorno alla gestione del denaro, quasi a voler scoraggiare l’iniziativa personale. “Un correntista consapevole fa domande, confronta le condizioni, sposta i soldi dove conviene. Uno passivo, invece, è molto più facile da gestire. Per decenni ci hanno fatto credere che la gestione del proprio denaro fosse una materia per esperti, qualcosa di complicato e riservato a pochi”.

L’introduzione del 3% di interesse sulla liquidità punta a scardinare proprio questa passività. Si tratta di una spinta a pretendere di più. “Gli italiani sono stati abituati a vedere lo zero come la normalità, i costi per il conto come inevitabili, le commissioni come un tributo dovuto”, continua Carabetta, ricordando come durante il periodo dei tassi alti le banche abbiano registrato utili record senza redistribuire valore ai correntisti. “Il nostro 3% ha un effetto culturale preciso perché rompe quella normalità. Il messaggio? I tuoi soldi valgono e vale la pena che lavorino per te, non per le banche”.

Questione di stile: se un’icona di Hollywood riscrive le regole

Per fare il salto dal pubblico degli appassionati di finanza al grande pubblico, Trade Republic ha scelto una strada che passa dal lifestyle e arriva dritta a Hollywood. Il nuovo volto globale del brand è Brad Pitt, protagonista di una campagna europea che abbandona i cliché istituzionali del mondo bancario per puntare su un’essenzialità quasi magnetica. Nello spot, l'attore siede in silenzio in una stanza nera, guardando dritto in camera, mentre una voce fuori campo elenca pochi fatti concreti: conto gratuito con carta, 3% di interesse, investimenti a partire da un euro. Alla fine, una domanda tagliente: “E la tua banca, cosa offre?”.

Brad Pitt è apprezzato trasversalmente da tutte le generazioni. Parla a tutti”, sottolinea Carabetta. “Ci siamo ritrovati su una campagna molto essenziale, perché condividiamo gli stessi valori di chiarezza e sostanza”. La scelta di un’icona del genere serve a sdoganare un settore spesso percepito come freddo o intimidatorio, trasformandolo in una conversazione quotidiana sulla qualità della propria vita. “Nessuna complicazione, nessun artificio. È una campagna al contempo essenziale e provocatoria. Non cerca di sedurre con promesse vaghe, dice esattamente cosa ottieni. E invita le persone a fare un confronto che le banche tradizionali preferirebbero evitare”.

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MARCO BERTORELLO//Getty Images

Questa svolta pop si inserisce in un cambiamento più ampio del mercato, dove gli utenti cercano strumenti snelli e trasparenti, come gli ETF (Exchange Traded Funds, fondi di investimento quotati in Borsa), per far fruttare i risparmi senza passare dalle vecchie commissioni di gestione dei fondi tradizionali. “Siamo stati abituati ad andare dal nostro consulente bancario ‘amico’, pagato per ricevere bonus sui prodotti della banca piazzati ai clienti, non per fare i nostri interessi”, spiega il country manager. “Oggi la piramide si è ribaltata: sono gli stessi correntisti che in autonomia scelgono strumenti più semplici ed economici”.

Meno ansia, più futuro: il fattore tempo come alleato

Parlare di soldi, soprattutto per i più giovani, genera spesso un cortocircuito emotivo fatto di ansie e barriere psicologiche. Un freno alimentato da anni di tecnicismi e linguaggi volutamente oscuri. Secondo Carabetta, l’antidoto a questa insicurezza è la democratizzazione degli strumenti e la divulgazione diretta. “È importante portare nel dibattito pubblico questi temi: dalla gestione di base del denaro alla costruzione di un fondo di emergenza, fino all’impatto della geopolitica sui nostri portafogli. Vi è uno sforzo corale per abbattere le barriere culturali e psicologiche che sono un vero e proprio freno alla nostra crescita”.

Se c’è un’abitudine che definirà il futuro finanziario dei Millennial e della Gen Z, questa non ha nulla a che fare con il trading speculativo o i colpi di fortuna, ma si riassume in una strategia di buon senso: il piano di accumulo regolare (PAC). Significa investire una cifra fissa ogni mese in modo automatico. “L’unica variabile che i giovani di oggi hanno davvero dalla loro parte è il tempo. E il piano di accumulo è lo strumento che trasforma il tempo in valore”, spiega Carabetta, numeri alla mano. “Il calcolo è semplice ma spiazzante: 30 euro al mese investiti per 30 anni, con un rendimento storico del 7%, diventano oltre 36.000 euro su un versato di meno di 11.000. Tre volte tanto”.

Una necessità che diventa urgente se si guardano le prospettive del welfare pubblico. “Secondo le proiezioni, la pensione di chi è giovane oggi sarà circa il 30% inferiore a quella dei propri genitori. Non è fatalismo: è il miglior argomento che esista per iniziare oggi. Quello che mi auguro è che la prossima generazione di italiani renda normale ciò che nei paesi nordeuropei lo è già da decenni: mettere da parte ogni mese e pensare al proprio futuro come a qualcosa che si costruisce, un passo alla volta”.

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